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Antipasti, Carne e pesce, Ricette, Vegan&co.

Cosa fare se ti regalano dei fiori (di zucca)

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DSC_0353Faccio parte di quella categoria di donne che non apprezza particolarmente ricevere fiori.

Poveri fiori recisi dalla brevissima vita!

Ad un tipo solo non riesco a dire no: i fiori di zucca.

E sono gli unici che nonostante il caldo di questi giorni mi fanno accendere i fornelli per friggere.

Si, lo so, questo si che è amore!

Io i fiori di zucca li faccio alla romana, cioè ripieni e fritti.

Semplici da fare e golosissimi, sono tipici della cucina romana, immancabili come antipasto o nell’elenco dei fritti ( insieme ai supplì) in tutte le pizzerie romane.

Ed ecco la ricetta.

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Miele e pollo, una storia d’amore

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Miele e pollo.

Questa è una storia d’amore, che sa di domeniche in campagna e passeggiate al limitare del bosco.

Il mio bottino, questo prezioso miele di bosco, ambrato e luccicante, e deliziosamente aromatico, arriva da La Raia – Azienda Agricola Biodinamica

Un posto equilibrato e armonico in tutte le sue componenti. La Raia è un’azienda agricola biodinamica certificata Demeter. Si trova nel cuore delle colline piemontesi del Gavi, in una zona dalla tradizione vitivinicola antichissima grazie a un microclima unico che favorisce la boscomaturazione dell’uva e la produzione di vini biodinamici rossi e bianchi. Si estende per oltre 180 ettari, dei quali 42 coltivati a vigneto, 60 a seminativo e i restanti occupati da pascoli, boschi di castagno, acacia e sambuco che proteggono numerose specie di animali selvatici. La famiglia Rossi Cairo l’ha acquistata nel 2003 con l’intento di recuperare e valorizzare l’ecosistema originale attraverso un progetto di intervento ampio e ispirato ai princìpi biodinamici.

La prima azione è stata la riconversione della coltivazione delle viti: sovescio tra i filari, corno letame dinamizzato e stallatico per fertilizzare questo terreno marnoso, areazione profonda, assenza di pesticidi, modiche quantità di rame e di zolfo di cava spruzzate in determinati
periodi dell’anno, potatura che segue la fase discendente della luna.

E’ stata inoltre ripristinata la rotazione dei terreni, con il recupero di coltivazioni antiche come il farro monococco, il farro dicocco, il farro spelta e la segale ed infine è stato reintrodotto l’allevamento del bestiame a pascolo, con mucche di razza fassone. La ricchezza e la varietà delle vegetazioni che si trovano all’interno della tenuta fanno de La Raia una vera oasi di biodiversità per api e altri insetti impollinatori: da qui una copiosa produzione di mieli biologici di acacia, millefiori e bosco.

Sul sito internet potrete trovare anche lo shopping online, io vi consiglio sia i vini che appunto il miele.

Ed ecco la ricetta di questo pollo arrosto, che si è innamorato del miele di bosco. Continua a leggere…

Carne e pesce, Pasta e primi, Ricette

Gli spaghetti di Lilli e il Vagabondo

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giphyPolpette e spaghetti, un’aberrazione, un cibo da cani innamorati, un comfort food, una tradizione italo americana che affonda nei primi del ‘900.

La storia degli spaghetti meatballs sa di leggenda metropolitana: gli americani sono convinti che si tratti di un piatto tipico italiano, gli italiani generalmente inorridiscono, e parlano di falsa tradizione.

Le origini allora, ci si da un gran da fare, a cercarle tra motivazioni sociologiche ed economiche e nella storia degli emigranti dei primi del ‘900.

Avevano pochi mezzi, e in buona sostanza si trovarono ad assemblare la carne macinata per farne polpette e pasta al pomodoro.

Ok, ok, scusate però, prima obiezione: a casa mia le faceva la mia nonna, e per quanto mi piacerebbe avere un’avventurosa storia di va e vieni dagli States, alla Bastianich, i miei avi vicini e lontani provengono tutti ma proprio tutti dalla provincia di Siena.

 

dsc_0307Toscanitudine inside.

Non ho spiegazioni turbinanti in merito, anche se la mia fantasia potrebbe creare romantiche storie di soldati americani che attraversano i paesi lasciando dietro di loro ricette fantasiose di spaghetti e polpette.

Fatto sta che se trovo un buon macinato, e non ho sbatty di fare il ragù, o sono triste e ho voglia di coccolare qualcuno, ecco comparire magicamente gli spaghetti di Lilli e il Vagabondo. Continua a leggere…

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Ossobuco e risotto alla milanese

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Ho cucinato ossobuco e risotto giallo.

E’ stato un fine settimana uggioso, soprattutto nell’umore.

Ho avuto caldo di giorno, ha soffiato lo scirocco, un pò ha piovuto, sono riemerse le odiose zanzare.

Il vento caldo mi ha messo di malumore.

E ci sono poche cose che possono quietare quella sensazione di ansia e malinconia.

Una è cucinare, prendersi cura di qualcuno nutrendolo.

Ed ho cucinato.

Ossobuco, appunto. Accompagnato con il risotto giallo.

Un piatto non complicato, invernale, grasso e calorico, tradizionale, come se mi servissero certezze per regolare il tempo intorno a me, instabile e strambo; come se per rimettere a posto l’universo, avessi bisogno di cucinare un piatto regolato non solo dalla disciplina dell’elenco degli ingredienti, da un procedimento ben scandito, ma anche dal rigore della tradizione regionale.

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Fettina panata o della risposta romana alla cotoletta

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Ode alla fettina panata.

Esattamente un anno fa scrissi un post per Dissapore rispondendo ad un quesito di quelli sui massimi sistemi: elencare i 5 piatti romani che tutto il mondo dovrebbe conoscere.

Uno dei piatti nominati era una risposta netta e decisa alla milanesissima cotoletta, contenuta nell’elenco simile sulla città di Milano.

La fettina panata.

La fettina panata che ogni romano “la mia mamma fa la migliore” , quella che il giorno dopo fredda in mezzo alla ciriola magari coi peperoni di nonna “che bbbona”.

Quella che tutti i bambini di Roma vogliono per il pranzo della domenica.

E se vi dessi la ricetta?

Perché secondo me tutti dovreste cucinare questo piatto e far felice il bambino che è in voi.

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