Cose da Foodies, Eventi, Storie

Di traslochi virtuali, corsi, master, eventi e una foodblogger per caso

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Bando alle ciance.

Cosa è successo dopo il #planetafoodchallenge?

Comincio dagli eventi, in particolare Culinaria 2016, al quale sono andata quasi esclusivamente per Massimo Bottura – si lo sò, sono una groupies senza speranza – e Davide Del Duca che assolutamente adoro, adoro, adoro.

Che uno sia un gastro – qualcosa, un appassionato goloso o uno stalker di chef, o peggio ancora una groupies come la sottoscritta, confessate adesso.E in questo clima di confidenze mangerecce, confesso anche io: domenica sono stata a Culinaria, a Roma.

Manifestazione che ospita contemporaneamente chef che parlano, chef che cucinano, chef che si mostrano, chef che polemizzano è tutta quella folla variopinta di giornalisti, blogger, professionisti dello scrocco, e via dicendo.

Ma quest’anno il programma era troppo goloso per non infiltrarsi.Il sabato si sono alternati tra gli altri  Paolo Lopriore, Roy Cacheres, Chef Rubio, Cristina Bowerman.

Di sabato è anche l’ intervista di Gambero Rosso allo cheffone TV dal piglio brusco e la lingua sciolta, Gabriele Rubini, in arte Chef Rubio.Intervista che ha contemporaneamente raccolto un numero altissimo di commenti sui social e una serie di strascichi polemici.I fatti in breve: Rubio partecipa a Culinaria rappresentando il momento solidale della manifestazione, in onore e memoria di un bimbo che ha lottato contro il cancro.Rubio tiene banco, la storia commuove.

Concede un’intervista al Gambero e li qualcosa va storto, e il ritratto che ne esce alla fine è quello di un personaggio arrogante, spocchioso, francamente antipatico.Gabriele si arrabbia via social, la giornalista De Santis si difende, l’ufficio stampa di Rubio ribatte, i giornalisti si dividono.

La domenica invece a nutrirci ci ha pensato tra gli altri l’eccellente Davide Del Duca di Osteria Fernanda, ci hanno intrattenuto Franco Pepe e Yoji Tokuyoshi ben moderati dal Peter Pan del Gambero Lorenzo Sandano.

E poi.

Sono le 15.00 e qualche spicciolo.Sono sotto al palco, ho la Nikon, l’iphone per snapchattare il prossimo intervento.

Mi sento un po’ Misery e mi impongo di non lanciare gridolini di gioia: caspita sono una persona seria, io. 

Ho persino l’accredito stampa.

Mi sono appena mangiata un saltimbocca crudo senza battere ciglio, io. 

E al diavolo la mia dieta quasi vegetariana.

Mi volto, alle mie spalle comincia ad esserci la vera ressa, ed è quello il momento in cui sento che cederò all’emozione.

Entra Luigi Cremona, che parla e introduce.

E’ quando per così dire arriva il refrain, quando entra Massimo Bottura, che senti che scoppierà  la rivoluzione.E lui che si impossessa del palco e della gente.

I monitor raccontano i suoi piatti e opere d’ arte, nel frattempo parla racconta gesticola si emoziona si appassiona sbotta e riprende fiato.

È racconto di arte e cucina, di sprechi e solidarietà, di impegno civile e sociale, di speranza e di bellezza. Parla di Soul for Food e del Refettorio Ambrosiano.

È ispirante.

E giù in platea: i capelli si drizzano, le sciarpe svolazzano, le giacche da cuoco rabbrividiscono, le pieghe delle signore si smontano, le gambe tremano, i bambini smettono di scapricciare, nelle primissime file si attaccano ai braccioli, e poi cambiano i venti, si fermano le geolocalizzazioni, si ammutoliscono i chiacchiericci, il mondo si ferma, poi Massimo Bottura, Luigi Cremona e le slide finiscono.

Le mani si staccano dai braccioli e esplodono in un applauso.

Tutti lentamente riprendono fiato, il mondo riprende il chiacchiericcio.

E io ci metterò un po’ a metabolizzare questo incontro ravvicinato con quel genio del Bottura.

Ve l’ho detto, sono davvero una groupie senza speranza.





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