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Cose da Foodies, Storie

Febbraio, il mio compleanno e altre cose

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FullSizeRender 2Con un ritardo colpevole e quasi criminoso, ecco il mio IG di Febbraio.

Come capita ogni anno, Febbraio è durato un nano secondo, e non solo perché è oggettivamente il mese più corto dell’anno.

Psicologicamente Febbraio dura un battito d’ali, e pur essendo il mio mese non l’ho mai trovato particolarmente affascinante.

E forse la colpa è del carnevale, festa che ho sempre trovato inutile. Imbarazzante, anche, in alcuni momenti della mia vita.

Non ho mai accettato, ad esempio di potermi agghindare da principessa e indossare contemporaneamente tuta da ginnastica, scarponcini, giaccone.

No.

Non si fa, non ha senso.

Così muore la principessa che hai dentro.

Tuttavia questo Febbraio è stato breve ma intenso: c’è stata una bella collaborazione con l’azienda La Raia, che mi ha molto gratificata e poi il mio compleanno. Continua a leggere…

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Barolo Tenuta Cucco e il vin brulè nella frolla

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Il barolo è un vino potente, elegante e di grande personalità.

DSC_0344Il barolo che ho utilizzato per questa ricetta è stato amore a prima vista.

Proviene dalla Tenuta Cucco e si tratta di un vino ” proveniente dal cru Cerrati svela profumi intensi e da meditazione ai sentori floreali che rimandano alla rosa di macchia; subentrano note di menta e timo, emergono le componenti fruttate della ciliegia e del ribes appena ammostati, alla fine si percepiscono sentori di sottobosco e di fungo.”

L’azienda è l’unica a proporlo sul mercato. Da vigneti alti, le uve migliori per un grande classico dei Barolo.

E a farmi innamorare ulteriormente è stata anche l’etica e le scelte aziendali che possiamo leggere sul sito:

Nel 2003 con la mia famiglia acquistammo i primi poderi di un’azienda agricola nel Gavi, La Raia. Furono i miei figli a suggerirmi la strada biodinamica per ritrovare la nota originaria di quel territorio che da secoli custodisce il vitigno autoctono dell’uva Cortese. Da quell’intuizione è nata La Raia com’è oggi: un’azienda agricola biodinamica certificata Demeter, che si estende per oltre 180 ettari, tra viti, pascoli, terreni a seminativo e boschi di castagni popolati da animali selvatici. I suoi Gavi e Barbera biodinamici hanno negli anni consolidato il loro successo tra consumatori e critici di settore, in Italia e all’estero.

Siamo entrati nella compagine azionaria di EcorNaturaSì, la più importante realtà italiana di produzione e distribuzione di prodotti biologici e biodinamici e nel gennaio 2015 abbiamo rilevato Tenuta Cucco, con i suoi cru Cerrati e Vigna Cucco. Si tratta di un nuovo aspetto di questo progetto che ci appassiona e che ha visto estendere anche alle vigne e alla cantina di Tenuta Cucco il metodo biologico.

L’attenzione per l’ambiente oltre all’ eccellenza del prodotto, insomma mi hanno conquistato.

Inoltre per il 2017 La Raia ha ricevuto il Diploma Ecofriendly 2017, conferitole da Vinibuoni d’Italia – la guida ai vini da vitigni autoctoni italiani che segnala, con un’apposita icona, anche le aziende che si impegnano su progetti di sostenibilità ambientale.

Si lo so, starete già pensando ok, ok. Ma la frolla?

E il Vin Brulè?

Eccomi, arrivo.

Con il Barolo della Tenuta Cucco ho fatto delle crostatine alla crema e frutta al vin brulè.

Ed ora vi racconto la ricetta, ma non spaventatevi ci sono tre preparazioni diverse, ma sono semplicissime.

Continua a leggere…

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Gnudi toscani, e la mia personale comfort zone

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Gli gnudi toscani mi fanno pensare a quel tipo di persone gudoriose che leccano le ciotole con l’impasto ancora crudo, che mangiano il ripieno del cannolo alla crema, che spaccano a metà gli Oreo e ne mangiano il centro.

Insomma quel genere di golosi che vanno diretti al punto del massimo piacere.DSC_0315

Ecco gli gnudi quindi, ovvero il ripieno senza l’involucro.

Così semplice, così perfetto.

Una vera coccola, un premio.

Almeno così lo vedevo da piccola, quando gli gnudi li faceva la nonna Anna.

E perché il goloso non si fa mai mancare nulla, gli gnudi si servono con burro e salvia, e tutti noi sappiamo che come diceva Julia Child non c’è niente al mondo migliore del burro.

La ricetta di casa è poi quella del fido Artusi, che io vi riporto quasi fedelmente. Continua a leggere…

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Regali golosi per food-maniaci

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Pazzi regali golosi per food maniaci: lo so, direte, che fantasia!

Ma ragioniamo: chi sono io per esimermi dal compilare una lista di regali a tema food?

Io ve lo dico, senza mezzi termini, non sono oggetti che ricevo in dono ( magari) ma sono prodotti che mi piacciono e conosco oppure che ho amabilmente piazzato speranzosa nelle mie wish list.

E attenzione attenzione, non sono tutte cose mangerecce, non proprio, comunque. Continua a leggere…

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Gilmore Girls night, il menù e il mio spiegone definitivo sul cerchio della vita

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gilmore-girls-n1E’ passata una settimana. Le ragazze, le Gilmore Girls sono tornate nelle nostre vite dopo 10 anni e dopo 10 anni
Amy Palladino ha chiuso il cerchio della vita con quelle che sono ormai a tutti note come le ultime 4 parole.

La mia è stata una serata intensa e impegnativa, perchè in onore delle ragazze Gilmore ho cucinato un intero menù tratto dal bellissimo libro di Kristi Carlson ” Eat like a Gilmore”.

Ne ho parlato per giorni, ci ho ragionato molto, volevo scegliere pietanze davvero significative, e di impatto emotivo, oltre che gastronomico.

Ecco dunque l’antipasto, le deviled eggs, le uova che finiranno dritte dritte sulla macchina di Jess.

La Autumn Sangria, dal compleanno di Rory.

Il magico risotto di Sookie e il Patti Melt, il panino preferito di Kirk.

Per concludere le Lemon Mini Cake Bundt, le tortine al limone servite a casa Gilmore.

E tanto caffè, per fare nottata e tante caramelle gommose e patatine a gusti improbabili.

Come se ci fossimo appena lasciate le Gilmore Girls e la loro stramba città sono ancora lì, e Amy Sherman Palladino ha fatto un lavorone per rendere questo ritorno a casa più che memorabile.

Questo post è il mio spiegone definitivo, in 5 comodi punti:

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Mele, caramello salato e gelato alla crema

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La torta di mele.

Talmente tradizionale da essere presente praticamente in ogni cultura culinaria.

“As American as apple pie” americano come una torta di mele, per dire.

Che sia con base di frolla, o morbida, o con pasta brisèè.

E come non amarla, con quel profumo che fa inverno, che fa casa.

Anche a me che detesto le mele. Anzi, no mi sono indifferenti.

Cioè, non è che io non le mangi e non ho certo creato nessuna pagina inneggiante odio e rancore contro le mele.

Ho vissuto in Trentino sette anni, ho attraversato meleti di ogni tipo, li ho amati in fiore, quando attraversi per chilometri la Val di Non.

Il problema è che le trovo la frutta più noiosa del mondo, niente a che vedere con la frutta estiva, il melone, le fragole. Il cocomero, le pesche.

Lo so sono una brutta persona.

Poi però le fai sposare con un impasto morbido, dolce e burroso, e ciao, mela ti amo!

Di ricette dicevamo, ce ne sono migliaia. Dalla più classica alle rivisitazioni.

Quella che in questo periodo mi piace fare e rifare prende spunto da quella della torta di mele rovesciata di Annalisa Barbagli, secondo me la migliore esistente.

Solo che al posto del suo caramello classico io ho messo caramello salato.

Si, non mi giudicate. Continua a leggere…

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Alpro, lo smothies definitivo con l’avena

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dsc_0312Cara Alpro, confesso subito: tra tante proposte vegetali, io il latte d’avena non l’avevo mai assaggiato.

Adesso ho potuto assaggiarlo, e mi sono sbizzarita subito. E siccome Alpro
mi ha inviato anche un meraviglioso bicchierone instagrammabile, ecco che il golosissimo smothie al cioccolato è servito!

Faccio le dovute premesse: io non uso più il latte vaccino a casa, se non per sporadiche occasioni, perchè io sono una golosa, amo il burro, amo la panna, amo il latte.

Nella mia infinita auto indulgenza sono convinta infatti che se nell’alimentazione quotidiana utilizzo solo ingredienti sani, ogni tanto posso fare uno strappo alla regola.

Anche perchè far accettare a casa il latte vegetale, non voglio raccontarvi balle, è stato abbastanza complicato.

Principalmente utilizzo latte di soya, per cucinare e per la colazione, a volte cocco e riso.

Come dicevo, il latte d’avena non lo avevo mai acquistato, quindi beh, grazie Alpro che me lo hai fatto scoprire!

La ricetta che segue ha ricevuto consensi unanimi, e quindi come non rendervi partecipi di questa mia epifania?

Il latte d’avena, promosso a pieni voti!

 

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Gli spaghetti di Lilli e il Vagabondo

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giphyPolpette e spaghetti, un’aberrazione, un cibo da cani innamorati, un comfort food, una tradizione italo americana che affonda nei primi del ‘900.

La storia degli spaghetti meatballs sa di leggenda metropolitana: gli americani sono convinti che si tratti di un piatto tipico italiano, gli italiani generalmente inorridiscono, e parlano di falsa tradizione.

Le origini allora, ci si da un gran da fare, a cercarle tra motivazioni sociologiche ed economiche e nella storia degli emigranti dei primi del ‘900.

Avevano pochi mezzi, e in buona sostanza si trovarono ad assemblare la carne macinata per farne polpette e pasta al pomodoro.

Ok, ok, scusate però, prima obiezione: a casa mia le faceva la mia nonna, e per quanto mi piacerebbe avere un’avventurosa storia di va e vieni dagli States, alla Bastianich, i miei avi vicini e lontani provengono tutti ma proprio tutti dalla provincia di Siena.

 

dsc_0307Toscanitudine inside.

Non ho spiegazioni turbinanti in merito, anche se la mia fantasia potrebbe creare romantiche storie di soldati americani che attraversano i paesi lasciando dietro di loro ricette fantasiose di spaghetti e polpette.

Fatto sta che se trovo un buon macinato, e non ho sbatty di fare il ragù, o sono triste e ho voglia di coccolare qualcuno, ecco comparire magicamente gli spaghetti di Lilli e il Vagabondo. Continua a leggere…

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Ossobuco e risotto alla milanese

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Ho cucinato ossobuco e risotto giallo.

E’ stato un fine settimana uggioso, soprattutto nell’umore.

Ho avuto caldo di giorno, ha soffiato lo scirocco, un pò ha piovuto, sono riemerse le odiose zanzare.

Il vento caldo mi ha messo di malumore.

E ci sono poche cose che possono quietare quella sensazione di ansia e malinconia.

Una è cucinare, prendersi cura di qualcuno nutrendolo.

Ed ho cucinato.

Ossobuco, appunto. Accompagnato con il risotto giallo.

Un piatto non complicato, invernale, grasso e calorico, tradizionale, come se mi servissero certezze per regolare il tempo intorno a me, instabile e strambo; come se per rimettere a posto l’universo, avessi bisogno di cucinare un piatto regolato non solo dalla disciplina dell’elenco degli ingredienti, da un procedimento ben scandito, ma anche dal rigore della tradizione regionale.

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Fettina panata o della risposta romana alla cotoletta

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Ode alla fettina panata.

Esattamente un anno fa scrissi un post per Dissapore rispondendo ad un quesito di quelli sui massimi sistemi: elencare i 5 piatti romani che tutto il mondo dovrebbe conoscere.

Uno dei piatti nominati era una risposta netta e decisa alla milanesissima cotoletta, contenuta nell’elenco simile sulla città di Milano.

La fettina panata.

La fettina panata che ogni romano “la mia mamma fa la migliore” , quella che il giorno dopo fredda in mezzo alla ciriola magari coi peperoni di nonna “che bbbona”.

Quella che tutti i bambini di Roma vogliono per il pranzo della domenica.

E se vi dessi la ricetta?

Perché secondo me tutti dovreste cucinare questo piatto e far felice il bambino che è in voi.

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